Alexandra Kryuchkova
Racconti di fantasmi
Edizione in Italiano
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Illustrazione di copertina shutterstock.com
Illustrazioni nel testo pixabay.com
Tradotto da Alexandra Kryuchkova
© Alexandra Kryuchkova, 2026
Una raccolta di storie mistiche e filosofiche su vari fantasmi e l’Aldilà, il senso della vita e della morte, le tragiche svolte del destino e la ricerca dell’amore, l’importanza di essere sè stessi, ascoltare la voce interiore e non rimandare nulla a domani, include i cicli: «Amami ora!», «A Natale sul Ponte», «Il Padrone dei Destini», «Lo Specchio rotto», «La Torre Oscura», «I sogni della Vecchia Laterna». I premi: E.A. Poe, A. Hitchcock, E.T.A. Hoffmann, H.Chr. Andersen, N. Gogol, O. Henry.
ISBN 978-5-0069-9398-3
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Contents
RACCONTI DI FANTASMI
(nella serie “Il Gioco in un’Altra Realtà”)
PREMI del libro e dei racconti inclusi:
• “OLIMPO LETTERARIO” 2012
(Lega degli Scrittori dell’Eurasia, 2012)
• “L’OMBRA dell’UCCELLO” 2021, EDGAR A. POE
(l’Unione degli Scrittori Russi e “Repubblica Letteraria”)
• “CASO N…” 2021, Alfred HITCHCOCK
(l’Unione degli Scrittori Russi e “Repubblica Letteraria”)
• “RACCONTI per ADULTI” 2022,
E. T. A. HOFFMANN e H. Chr. ANDERSEN
(il Club Letterario Aperto “Risposta”)
• “SCRITTORE del XXI secolo” 2022, N.V. GOGOL
(l’Unione degli Scrittori Russi e “Repubblica Letteraria”)
• “RACCONTI del XXI secolo” 2022, H. Chr. ANDERSEN
(l’Unione degli Scrittori Russi e “Repubblica Letteraria”)
• “IL PESCE ROSSO” 2022
(l’Unione degli Scrittori Russi, 2022)
• “QUESTO E’ AMORE!” 2023, O. HENRI
(“Repubblica Letteraria”)
PREFAZIONE
D. Nemelstein: “Sull’Amore e sulla Morte dalla Terra delle Nebbie”
Il libro di racconti filosofici e mistici di Alessandra Kriuchkova “Racconti di fantasmi” (sull’Amore e sulla Morte dalla Terra delle Nebbie) è come uno scrigno di gioielli: ogni pagina contiene qualcosa di unico e, leggendo le storie, i lettori troveranno sicuramente il proprio! Anche coloro che non sono oppressi dalla passione per la mistificazione e accolgono con scetticismo i discorsi sull’Aldilà, rimarranno affascinati dai significati, abilmente intrecciati dalla scrittrice nel tessuto di una narrazione affascinante. Questi racconti non solo riflettono un alto livello di abilità nella scrittura, ma irradiano la Luce della saggezza nascosta e sono pieni dell’Amore Divino.
Curiosamente, ho incontrato Alessandra durante il seminario di poesia di Eugeny Rein alla Scuola dei Laureati di Booker a Milano nel 2012, dove, di conseguenza, Eugeny Rein ha annunciato Alexandra Kryuchkova la vincitrice del corso di poesia (ha ottenuto il medaglio “Autunno d’oro” di Sergio Esenin e un attestato per l’edizione gratuita del suo libro da parte dell’organizzazione moscovita dell’Unione degli Scrittori Russi).
Nello stesso luogo, a Milano, Alexandra è stata premiata anche nel corso di prosa dallo scrittore Victor Erofeev, che ha presentato ai seminaristi il suo romanzo “Il Libro della Conoscenza Segreta”, che apre la serie “Il Gioco in un’Altra Realtà” di Alessandra.
“Racconti di fantasmi” completa armoniosamente la serie. L’idea di riunire queste storie in un libro è ammirevole: tutti i personaggi principali sono già fantasmi. Dopo essersi trasferiti nell’Aldilà insieme all’autore del libro, si ritrovano in una lunga e lenta coda verso la Cancelleria del Cielo, situata nella Città del Sole, dove ognuno verrà informato del proprio destino futuro. Per passare il tempo e riscaldare l’anima, i fantasmi accendono il falò, gettandovi dentro le storie delle loro vite terrene. Per volontà del Signore, la scrittrice, un ascoltatore delle storie, alla fine torna dalla Città del Sole sulla Terra per scrivere a memoria i “Racconti di Fantasmi” e passarli agli esseri umani.
Non è per caso che il libro sia composto da diverse parti. Organizzato secondo il principio dalla Terra al Cielo, conduce lentamente il lettore sempre più in profondità nel Mondo Sottile, fino al luogo in cui il pianeta Terra è visto come un punto appena distinguibile nell’Abisso della Mente Cosmica.
“Amami ora!” è una raccolta di storie d’amore filosofiche, unite dal rimpianto e dal rimorso dei personaggi principali per non aver potuto vivere realmente l’opportunità dell’Amore loro concesso. Le ragioni sono diverse, ma il risultato non può essere cambiato: l’amore inespresso “rode” le anime, le trascina nel Passato, dove non possono mai più tornare. È possibile realizzare i sogni in una realtà postuma?
Il racconto “Un ospite” fa esplodere la mente con un banale tè… con la Morte. Il racconto “Un nome da gatta” merita il massimo elogio: non è solo toccante, il lettore non avrà alcun dubbio che sia raccontato da… un cane devoto al suo padrone!
“Il Padrone dei Destini” contiene storie sconvolgenti su coloro che si credono Dio: maniaci perversi e mentalmente svegli – assassini a sangue freddo e prudenti – commettono crimini senza un rimorso di coscienza. L’incredibile capacità della scrittrice di penetrare la mente dei maniaci culmina nell’agghiacciante racconto, in puro stile hitchcockiano, “Mirtilli rossi”, e colpisce il lettore all’istante, facendogli temere non solo le paludi, ma anche i mirtilli rossi!
“Lo Specchio rotto” sono racconti mistici nello spirito di Edgar Allan Poe sulle apparizioni di fantasmi, ognuno sorprendentemente imprevedibile nella sua trama. La geografia dei fenomeni è vasta: Londra, Parigi, Roma, Praga, Mosca, New York…
Ovunque appaiano i fantasmi – in uffici moderni o in case abbandonate, che stiano passeggiando nel parco vicino al Louvre o rilassandosi in una località balneare in Italia – cercano l’opportunità di completare una situazione incompiuta durante la loro vita terrena, che li perseguita dopo la morte, oppure accorrono in aiuto di parenti e persone care ancora in vita.
Le storie sono così toccanti che non lasciano il lettore senza empatia: lui cerca involontariamente una via di salvezza per i personaggi principali, trovandola insieme a loro e per se stesso. Ed ecco un altro capolavoro: un racconto commovente, “La casa vicino alla stazione”, su una casa di legno abbandonata, in cui più di una generazione di fantasmi si riunisce per bere il tè, giocare a scacchi e rivivere momenti felici del passato. È la parte centrale del libro che rappresenta la porta d’accesso ad un’Altra Realtà.
“A Natale sul Ponte Kuznetsky”, “La Torre Oscura” e “I Sogni della Vecchia Laterna” contengono storie degli abitanti del Mondo Sottile: anime non ancora incarnate, ma in preparazione all’incarnazione; disincarnate, ma desiderose di una realtà fisica, così come storie di altre creature, ad esempio, come il “Corvo Nero”, che funge da Guardiano nella Terra delle Nebbie, e personaggi di fiabe e altre forme-pensiero. Qui si coglie l’influenza di H. Chr. Andersen ed E. T. A. Hoffmann, O. Wilde e A. S.-Exupéry, e la perla di questa raccolta, a mio parere, è la fiaba “Ninfea”, ristampata tre volte e amatissima dai lettori.
Il libro “Racconti di fantasmi” include sia racconti inediti che già pubblicati (vedi libri “Credi nei fantasmi?” e “Ninfea”), che hanno ricevuto recensioni positive dalla critica letteraria anche dopo la loro prima pubblicazione. Il famoso poeta e scrittore Alessandro Karpenko ha giustamente paragonato i racconti di Alessandra Kriuchkova ai thriller mistici di Edgar Allan Poe (giornale “Poetograd”, n. 12 (113), 2014).
Questi racconti hanno ricevuto i seguenti premi letterari: “L’ombra dell’Uccello” di Edgar Allan Poe e “Caso numero…” 2021 di A. Hitchcock (Organizzazione della città di Mosca dell’Unione degli Scrittori Russi, NP “Repubblica letteraria”, 2021), “Racconti per adulti” di H. Chr. Andersen e E.T.A. Hoffman (Il club letterario “Risposta”, 2022), “Olimpo letterario” (Lega degli scrittori eurasiatici, 2012), ecc.
Una caratteristica sorprendente della prosa di Kriuchkova è la totale assenza di un confine tra la realtà terrena e quella dell’Altro Mondo: leggendo, a volte non ci accorgiamo nemmeno che i protagonisti sono già passati nell’Aldilà! E tutti i personaggi – decisi e non tanto, romantici e prudenti, amorevoli e odiatori, intelligenti e ingenui, felici e infelici, ricchi e poveri – hanno una cosa in comune: sono mortali e, fondamentalmente, all’improvviso.
Lo spirito mistico è magistralmente coniugato dalla scrittrice con la routine quotidiana e gli eventi reali dell’epoca. Così, dietro la trama di “La città delle piogge” si cela un panorama inquietante dell’esplosione delle torri gemelle di New York l’11 settembre 2001. Il racconto “Plutone bloccato” parla di un’epidemia di COVID-19.
Nel racconto “Disincarnata” sentiamo un’eco della II Guerra Mondiale. Il fantasma di una donna, membro di una rete d’intelligenza segreta stabilitasi in Italia durante gli anni della guerra, con insistenza materna, da mezzo secolo cerca il figlio, evacuato in Siberia presso un orfanotrofio.
Il romanzo breve “Buona Notte” ricrea un’immagine del ritmo frenetico della vita e del ricambio nei circoli imprenditoriali di Mosca nei sinistri anni ‘90, quando c’era richiesta di individui senza scrupoli come Sign. Saccosoldi, che derubava il proprietario di un’azienda di mobili, e l’innamorata Oksana, pronta a tutto per denaro, che ha venduto facilmente la sua amica al committente dell’omicidio.
Anche l’immagine del Signor Maialino (nel racconto “Una pelicola fotografica”) è piuttosto notevole, convessa e brillantemente tratteggiata dalla scrittrice con evidente sarcasmo. Vediamo un funzionario statale, che è riuscito a passare con successo dall’epoca sovietica all’epoca dei cambiamenti radicali: così come ha ricevuto le sue “mance” sotto forma d’interessi e tangenti, continua a riceverle. E non morirà mai, perché i Maialini sono immortali…
È sorprendente che molte storie raccolte in questo libro siano state create da Alessandra quando era adolescente, sono così ben sfaccettate. Scritte con colori pastello, liriche e tenere, contengono una leggera tristezza e una comprensione non infantile della bellezza del mondo, in cui l’Amore Divino prevale su tutto. Una parte considerevole del quale è prodotta dalla scrittrice stessa, come se fosse rimasta a vivere sulla Terra all’età di un’adolescente.
Tuttavia, il personaggio del suo “Addio all’infanzia” ha ragione: “Il Tempo non esiste. È condizionato e relativo. Imparerai a gestire il Tempo quando capirai che non importa quanti anni hai sulla Terra, l’importante è chi ti senti di essere…”
Sì! Guardare il mondo attraverso gli occhi dei bambini, essendo adulti, è un dono del Creatore.
Dopo aver letto il libro, si ha la sensazione che la scrittrice osservi costantemente e attentamente i suoi personaggi – e persino il lettore! – non di lato, ma come dall’Alto, da diverse altezze, ora avvicinandosi a loro, ora allontanandosi, ma senza mai lasciarli… come il loro angelo custode.
Comunque, rispondendo alla domanda “Credi ai fantasmi?”, citerò la saggia “Lettera dalle Tavole Astrali”, inclusa nel libro “Racconti di fantasmi”:
“Certo, mio caro amico…, nella mia vita ci sono stati anche altri casi inspiegabili legati alle persone passati nell’Aldilà, ma devo confessare a Lei che più del resto mi sono sempre preoccupata del rapporto tra i vivi, perché è ciò che trasforma alcuni di noi in fantasmi…”.
Dmitry Nemelstein,
poeta, scrittore, storico,
membro dell’Unione degli Scrittori Russi
La rivista “Figli di RA” No.1 (194), 2022, “Gorky-Media”
N. Abrashina: “A. Kriuchkova sulla sete d’amore”
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio…”
Matteo 5:8
Nessun libro che abbia mai letto ha suscitato in me una gamma d’emozioni così ampia come “Racconti di fantasmi” della serie “Gioco in un’altra realtà” di Alessandra Kryuchkova: le storie incluse nella raccolta sono così diverse e sfaccettate, quasi tutte con un finale imprevedibile!
Gli eroi del libro, ahimè, sono fantasmi. Tutti hanno vagato per il mondo, amato, compiuto azioni buone e cattive, commesso errori e provato sensi di colpa. E un giorno, lasciando il mondo dei vivi, si sono ritrovati in un’Altra Realtà, dove condividono le loro storie terrene e celesti con l’anima della scrittrice, trasportata dalla terapia intensiva all’Altro Mondo, ma che per volontà dell’Onnipotente presto tornata sulla Terra. La sete d’amore, a mio avviso, è il filo conduttore principale del libro e, nonostante la “fantasmacità” degli eroi, si tratta di un amore terreno, poiché l’amore divino è presente in abbondanza per tutti, sia nel libro che nella scrittrice. Leggendo, si ha la sensazione che Alessandra ami non solo la maggior parte dei suoi personaggi, ma anche ognuno di quelli ancora in vita, e si preoccupi per tutti noi, affinché un giorno non ci ritroviamo al posto di uno o dell’altro fantasma, rimpiangendo le opportunità perse nella vita, come la maggior parte degli eroi del libro si rende improvvisamente conto che “la vita è finita, e non siamo riusciti a fare qualcosa di molto, molto importante…” (“Lo Specchio rotto”).
E sembra che la voce della scrittrice, che si trasforma in un urlo, risuonerà per sempre come una campana dalla sua Altra Realtà, nel nome del risveglio di tutti coloro che sono ancora vivi sulla Terra: “E dalla disperazione e dalla mia impotenza, il dolore non fa che moltiplicarsi ad ogni mio ritorno! È il dolore di un fantasma che non riesce né a riscrivere il passato, né a consolarsi in esso, né a ritrovare la persona persa per poter dire la frase più importante e banale, ma in qualche modo mai pronunciata in tempo, ‘TI AMO!’” (“Dove ci siamo più”)
I personaggi di Kriuchkova si pentono troppo tardi di esser stati troppo frettolosi nel sbarazzarsi dei propri cari – scambiavano meschinamente il calore delle loro anime con beni materiali (“Il Plutone bloccato”, “Danza Bianca”, “Kailash”, “Un canarino”).
Vorrei sottolineare un fenomeno raro nella realtà moderna: il dono di sé, non ricevere l’amore altrui, ma esprimere il proprio. Questo è ciò che conta sia per i personaggi principali che per la scrittrice stessa.
“Ora, ripensando a questi episodi, mi chiedo perché non diciamo parole gentili ai nostri cari, non li sosteniamo nei loro momenti di tristezza. <…> Probabilmente la amavo, ma avevo paura di ammetterlo a me stesso. Avevo paura delle responsabilità e di perdere la mia indipendenza…” (“Kailash”)
Nel racconto “Un nome da gatta”, la domanda posta dal protagonista, un cane, è assolutamente deliziosa: “Perché le persone, che a differenza dei cani hanno il dono della parola, non sono in grado di comprendere se stesse e gli altri, solo per essere felici?”
Sì, l’amore: ecco cosa conta di più per la scrittrice, non le fiabe del suo racconto, ma la verità! E “la verità si rivela all’uomo solo nell’amore e attraverso l’amore” (Padre V. Shpiller). Nonostante che “Vera sognava l’amore, non i film horror” (“Uno scenario”), il destino perseguita quasi tutti i personaggi, e le tragiche conseguenze per il destino di coloro che hanno ignorato i segnali di “Stop!” lungo il cammino, né, al contrario, alcuna felice coincidenza “casuale”, come affermato nei racconti “Sulle rive del Tamigi”, “La Città delle pioggie”, “Uno scenario”, “Kailash” e “Una pellicola fotografica”.
La scrittrice potrebbe davvero essere entrata nell’Altro Mondo, aver visto fantasmi e persino aver conversato con loro? “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”, disse Cristo ai suoi discepoli nel Sermone della Montagna. Cosa significano queste parole? “I puri di cuore” sono persone sincere, veritiere e altruiste con il cuore aperto, in cui non c’è spazio per egoismo e orgoglio, pensieri viziosi e impuri, invidia o condanna. I loro cuori sono pieni d’amore, misericordia e mitezza. Dio è invisibile, ma può essere visto nelle Sue azioni (energie), nelle Sue rivelazioni e nelle immagini accessibili all’uomo. Le persone che sono gentili e umili di cuore, che hanno ricevuto il dono della chiaroveggenza e dei miracoli durante la loro vita, sono in grado di contemplare Dio “con gli occhi del cuore”. Oltre ai santi, i bambini possiedono il dono di vedere il Signore, perché i loro cuori puri sono aperti, sinceri, senza maschere e incapaci di mentire. I bambini sono spesso i protagonisti dei racconti di Alessandra Kryuchkova (“Dai, forza!”, “Guerrieri della Luce”, “Il Sigillo”, “Uno scenario”, “La Ragazza e il Mare”, “La Ragazza e il Gatto”, “Addio all’Infanzia”, “Il Sogno della Vecchia Lanterna”, “Una Scala verso il Cielo”). Talvolta, i personaggi adulti sono immersi nei ricordi della loro infanzia (“La Casa vicino alla Stazione”, “Un Pianoforte”, “Dove non ci siamo più”), a testimonianza dell’importanza di questo periodo per la scrittrice. Tuttavia, la sua infanzia non viene presentata al lettore come un periodo senza nuvole. Echeggia le tristi fiabe di Hans Christian Andersen e la parola “morte” è chiaramente presente. Attraverso le varie variazioni sul tema della profonda solitudine, emerge l’ovvio: il dolore di perdere le persone più care, l’incapacità di trovare comprensione negli altri e, di conseguenza, volgere lo sguardo al Cielo (“Ninfea”, “Una Scala verso il Cielo”, “Guerrieri della Luce”, “La Ragazza e il Mare”, “La Ragazza e il gatto”).
Di particolare importanza, a mio parere, è il laconico racconto “La Ragazza e il Gatto”, la cui protagonista è una bambina che ha perso i genitori. Il suo punto di non ritorno in una strana e fredda città terrena diventa il punto di transizione verso un’Altra Realtà, ma nel suo cuore sente ancora: “…le parole crudeli di qualcuno, sull’inutilità dei pazzi che credevano nei fantasmi… Qualche anno dopo, avendo viaggiato per tutta la Terra, la Ragazza e il Gatto non trovarono un posto per loro, perché ovunque arrivassero, c’era sempre chi negava l’esistenza dei fantasmi e chi demonizzava i gatti neri. Allora la Ragazza e il Gatto decisero di partire per la tormenta di neve per trovare il punto in cui la Terra si univa al Cielo.”
Tuttavia, il fatto che una ragazza rimasta orfana di genitori abbia avuto accesso al Mondo Sottile non sorprende, poiché l’Altra Realtà, di cui Alessandra scrive fin dall’età di dodici anni (vedi la datazione dei suoi racconti), esiste, e i bambini – esseri puri di cuore e senza peccato – sono in grado di vederne le manifestazioni, compresi i fantasmi. E leggendo il libro, mi sono convinta sempre di più che, nonostante l’età anagrafica, la scrittrice sia rimasta la stessa bambina nell’animo.
“Sembrava che la sua tragica esperienza di vita, molto più grande della mia, avrebbe dovuto trasformare all’istante qualsiasi creatura in una vecchia, tuttavia Katya rimase giovane, una bambina nell’anima…” (“Kailash”)
“Il Tempo non esiste. È condizionato e relativo. Imparerai a gestire il Tempo quando capirai che non importa quanti anni hai sulla Terra, l’importante è chi ti senti di essere…” (“Un Addio all’infanzia”)
Leggere le “fiabe” di Alessandra Kriuchkova è un piacere. La scrittrice sa essere concisa, combinando profonde riflessioni filosofiche con una narrazione semplice e trame originali. Tuttavia, “Racconti di Fantasmi” è un libro per adulti. E la classificazione 18+ è assolutamente appropriata, poiché i racconti assolutamente terrificanti, con echi di serie poliziesche e persino di thriller di Alfred Hitchcock, del capitolo “Il Padrone dei Destini” (“Mirtilli rossi”, “Congelata”, “Uomo sportivo”, “Due femmine”, “Stanchi morti”), descrivono casi di malattia mentale, abusi fisici e crudeltà patologica. Due omicidi sofisticati dello stesso capitolo – “Un ospite notturno” e “Nata morta” – sconvolgono l’anima, e la facilità con cui i crimini vengono commessi è sciocchante (“Un Caffè”, “Il Vento dei cambiamenti”, “L’Unione intergalattica degli scrittori”, “Buona notte!”).
È terrificante rendersi conto che queste storie sono tratte dalle nostre vite (“Congelata” mi ha ricordato la rivelazione di un personaggio della serie televisiva di V. Pozner “L’uomo con la maschera”, e “Buona notte” mi ha ricordato i confronti degli anni ‘90). Alessandra Kriuchkova non esita a mostrare la complessità del mondo senza abbellimenti, come confermato nell’Epilogo, al ritorno sulla Terra, quando la scrittrice si rivolge al lettore: “Vuoi sapere se sono nera o bianca… In questo Mondo, non esiste, non esisteva e non esisterà mai il Nero separatamente dal Bianco. Sono bianca e nera allo stesso tempo, proprio come te…”
Dobbiamo però ricordare che i protagonisti di queste storie sono già comparsi davanti al Giudizio Universale, e ognuno di noi un giorno comparirà davanti allo stesso Tribunale. Non fraintendete questo libro, non offre una ricetta moralistica per una vita “corretta”. Il lettore è invitato a decidere da sé quale strada intraprendere. Ma in ogni racconto si percepisce il dolore della scrittrice per gli altri e un grido silenzioso: “Fermati! Pensaci!”. E non solo alla morte, ma anche se l’aiuto che offriamo sia sempre benefico: è necessario prevedere le potenziali insidie. E attenzione a ciò che si desidera: le sue tragiche conseguenze sono davvero imprevedibili (“Un Desiderio”, “La Tata”, “Il Padrone dei Destini”, ecc.).
“Victor stava accanto al suo corpo, disteso senza vita su una poltrona di pelle nera, inzuppato di sangue.
— Cos’è successo qui? – borbottò. – Non ricordo niente… Come? Perché? Qual’è il motivo?
All’improvviso, apparve la Tata. Lanciò un’occhiata pesante ad Irina, prese il signor Orlov per mano e lo condusse via in silenzio… dentro lo Specchio…” (“La Tata”)
Le apparizioni di fantasmi a coloro che sono ancora in vita sulla Terra, descritte da Alessandra Kriuchkova, sono già state più volte paragonate alle opera di Edgar Allan Poe da altri recensori, con i quali concordo pienamente (D. Nemelshtein sulla rivista “I figli di Ra” n. 1 (194) / 2022 e A. Karpenko sul giornale “Poetograd” n. 12 / 2014).
Tuttavia, l’ambientazione singolare del libro è occupata da storie ambientate nell’Altro Mondo (vedi le raccolte “La Torre Oscura” e “Lo Specchio Rotto”). Fantasia? Sì, ma è proprio qui, oltre al racconto “La Torre Oscura” con le parole profetiche di Kriuchkova sui laboratori biologici e all’autoironia del “Tempio, o Quando le Fate Muoiono”, che si trova il culmine del libro: un vero capolavoro, “Un Mago”, una perla nella collana della saggezza. Citarlo è inutile: “Ogni anima ha i suoi compiti!”. Va letto per intero, e sono sicura che lo ricorderete per il resto della vostra vita! Tuttavia, ogni “fiaba” è un destino unico con un finale completamente imprevedibile! Permeati da una sete di vita e d’amore, i “Racconti di Fantasmi” ci vengono chiaramente tramandati da un’Altra Realtà come un invito a riflettere sui veri valori, sulla responsabilità delle nostre azioni e parole e, soprattutto, sullo spreco del nostro tempo sulla Terra, un tempo originariamente destinato all’amore. Grazie e complimenti all’autore!
Nina Abrashina,
scrittore, medico, membro dell’Unione degli Scrittori Russi
Il giornale “Notizie letterarie”[1] n. 3 (213), 2023[2]
P. Guldedava: “Il premio N.V. Gogol 2022”
“– Mi hanno nominato il tuo Angelo Custode! –
sorrisi, spiegando le mie ali bianche come la neve”.
A. Kriuchkova, “A Natale sul ponte Kuznetsky”
Proveniamo tutti dal Cosmo, ma non tutti rimaniamo con le nostre ali bianche come la neve.
A prima vista, a giudicare dai titoli, il libro di Alessandra Kriuchkova “A Natale sul ponte Kuznetsky” è una raccolta di racconti ortodossi. Senza dubbio, questi racconti, in un modo o nell’altro, affondano le radici nell’infanzia ortodossa dell’autrice e sono anche legati ai ricordi dei suoi ritiri nei monasteri e carichi del suo amore per il Monte Athos greco, ai confini del quale Alessandra Kriuchkova ha vissuto d’estate per molti anni già da adulta. Ma non trarre conclusioni affrettate, lettore! Le opere degli scrittori mistici vanno oltre gli stereotipi convenzionali. In generale, concordo con la vittoria della scrittrice del premio N.V. Gogol del concorso “Scrittori del XXI secolo” (Organizzazione della città di Mosca dell’Unione degli Scrittori di Russia e “Repubblica Letteraria”, 2022), sebbene il titolo quasi gogoliano “Natale sul ponte Kuznetsky” sembri avere meno a che fare con il mio stimato N.V. Gogol (“La notte prima di Natale”, “Serate in una fattoria vicino a Dikanka”) che con “Una peccatrice” e “Un iconografo”, anch’essi presenti nel libro.
Tutto inizia con l’affascinante gatto Barsik, un angelo e un diavolo, che appaiono quasi contemporaneamente nella sala di terapia intensiva durante la morte clinica del protagonista – il racconto “Dio, Barsik e il borsch” – e immediatamente l’autore incuriosisce il lettore con la domanda sul suo scopo, come se chiedesse: perché sei venuto sulla Terra?
“Forse servire Barsik è la mia missione sulla Terra. Forse Barsik è il motivo per cui sono ancora viva? O forse… servire i Barsik? Chissà quanti gatti potrei salvare nella mia vita, mentre ne ho salvato solo uno…”
“Ho quattro nipoti, sarebbero persi senza di me qui! Chi cucinerà il mio borsch per loro?”
“– Io? Una suora?! – Lyudmila si rabbrividì al solo pensiero. – Mi stai dicendo che non sono destinata a trovare l’amore terreno?”
Ricordiamo la domanda sull’amore terreno e sulla partenza per un monastero, dato che il racconto finale “È ora di andare in vacanza sul Monte Athos” è in realtà la risposta, ma l’autore conduce abilmente il lettore in Paradiso lungo le Scale senza saltare i gradini, perché “Ogni anima ha la sua missione sulla Terra. Se non la completi, non potrai continuare il tuo viaggio in Paradiso”.
Dopo “Barsik” il lettore è inconsciamente preparato allo sviluppo della linea del monachesimo romanzata dall’autore, ma nel racconto “Una peccattrice” l’immagine del prete-ubriaco distrugge all’istante l’illusione di santità e ricorda i personaggi di N.V. Gogol. Così, nella settimana più rigorosa del digiuno pasquale, “Dopo una piccola colazione a base di uova strapazzate, un paio di panini al formaggio e salsiccia e, solo per caso, ricordandosi di portare anche il Vangelo e la croce, il parroco, padre Alexey, andò lentamente a confessare una certa parrocchiana, Pelageya, che stava morendo di una malattia terminale… Ciò che la donna morente gli aveva raccontato fino a quel momento non interessava particolarmente al prete, anzi, russava un po’…”
Nella storia del padre prodigo, che alla fine non ha assolto mai i peccati della madre di suo figlio, che lui stesso aveva abbandonato in balia del destino, Alessandra Kriuchkova capovolge letteralmente tutto, cambia le idee stereotipate del lettore su peccato e santità.
“– Ma fra poco, quando gli ho detto che avremo avuto un figlio, mi ha proibito di darlo alla luce.
— Figlio? – Padre Alexey aggrottò la fronte e cominciò a giocherellare con il Vangelo.
— Sì, grazie a Dio, non ho preso almeno quel peccato sulla mia anima! Dopotutto, non ci siamo mai sposati. Il mio sposo si è spaventato, mi ha scambiata per la figlia di un ricco ed influente funzionario. E mio figlio esteriormente è una copia di suo padre, e gli ho dato anche il suo nome – Alexey.
<…> Quella stessa sera, Padre Alexey lasciò la tonaca a casa e andò con gli amici in una taverna. Avendo bevuto molto, la mattina dopo saltò la liturgia e passò l’intera Settimana Santa con gli amici, ricordando la Passione di Cristo senza separarsi dalla bottiglia.”
La situazione, descritta dalla scrittrice dall’esterno, senza commenti personali, è brillantemente portata a una conclusione caustica: “A Pasqua, <…> portando con sé il vino della chiesa, Padre Alexey si recò alla tomba della defunta ed incontrò un bel giovane al cancello del cimitero. Il prete riconobbe immediatamente il figlio, ma il figlio non avrebbe mai riconosciuto il padre, visto che aveva un aspetto troppo brutto…”
È audace? Sono d’accordo, ma ognuno di noi ricorda fin dall’infanzia che “c’è una pecora nera in ogni famiglia”, e ora il lettore inconsciamente si fida della scrittrice: lei guarda la verità negli occhi, per quanto amara possa essere, il che significa che tutto ciò che ci racconta è vero.
In un momento ben scelto, la porta verso un’Altra Realtà si apre leggermente con una storia intricata dal titolo semplice “Nonna”, la cui protagonista prende la decisione di “Morire a Parigi, la città dell’Amore, per mancanza di Amore… la trama di un romanzo, vero?”. La nonna di Alessandra Kriuchkova davvero viveva a Parigi ed era cattolica. Nel racconto, con cautela ed è importante che in anticipo, porta la sua sfortunata nipote in un’Altra Realtà per incontrare il padre, al quale i fantasmi irrequieti si sono già schierati.
“– Padre! Abbi pietà di me! Lo giuro sulla Bibbia, ho fatto molte buone azioni in 200 anni!
Il prete annuì, fece il segno di croce per il collo del fantasma, e quello scomparve immediatamente. Diedi un’altra occhiata al conto alla rovescia del mio tempo terreno: mi restavano 7 giorni. Sì, proprio come avevo programmato. Tuttavia, trascorrere 200 anni nell’Aldilà, come il povero fantasma, non rientrava affatto nei miei piani!
— Ma cosa posso fare qui, a Parigi, in una città straniera per me? Non so nemmeno il francese!!!”
Quante buone azioni vale un pensiero peccaminoso? E cosa faresti in 7 giorni per cancellarlo dalle Tavolette, anche senza aver ancora commesso un peccato? Alessandra Kriuchkova nelle sue opere offre al lettore l’opportunità di mettersi nei panni del protagonista in una situazione estrema per prendere l’unica vera decisione: trovare una via d’uscita dall’Oscurità verso la Luce. Una tecnica interessante è il voto di silenzio della nonna: non pronuncia una sola parola durante l’intera storia, accrescendo l’intrigo della trama. Questa è una storia impressionante sul potere delle buone azioni, indipendentemente da chi o cosa siano rivolte. Inoltre, si può fare del bene anche dopo il trasferimento in un’Altra Realtà, e non si dovrebbe mai disperare o dubitare dell’inevitabile vittoria del Bene sul Male! Vorrei sottolineare che l’imprevedibilità è una delle caratteristiche distintive dell’opera di Alessandra Kriuchkova, e ogni racconto ha il suo tono e la sua atmosfera, il suo sapore di un’Altra Realtà.
“Un iconografo, o il problema dell’alloggio” è un’altra ironia della sorte! Nonostante la serietà della questione, in questa storia, raccontata da un uomo, Alessandra dimostra un eccellente senso dell’umorismo. Se i Santi vi salutano con il dito indice dalle icone e buffi diavoli fanno capolino dalle pareti dell’appartamento vicino chiedendo un bicchiere di cognac, non abbiate fretta di intavolare una conversazione con loro, perché non tutti hanno una suora misteriosa pronta a pregare per la loro scomparsa.
“All’improvviso… una testa di demono trasandata spuntò dalla parete.
— Cognac? – mi chiese il demono.
— I demoni bevono? – gli chiesi sbalordito.
— Certo che no! Annusano! – il demono si aprì in un sorriso da Stregatto e, ridacchiando, mi fece l’occhiolino. – Siamo attratti dalla Terra! Non nutrirci di prana! Ci mancano i corpi fisici, ecco perché ci sistemiamo in corpi ancora vivi!
“Che diavolo!” pensai, non fidandomi molto della creatura cornuta, ma lo invitai in cucina e gli chiesi di raccontarmi cosa stava succedendo lì, in cambio di una bottiglia di Remy Martin.
— Cosa sta succedendo? – rise il demono. – Guerra, fratello!
— Per l’anima della mia vicina? – chiesi.
— No, per tutti!”
In questa storia, il tema della partenza per un monastero si manifesta già in tre modi: due suore e un futuro monaco-iconografo, ognuno dei quali ha un destino unico, perché “Dio opera in modi misteriosi”.
Il racconto “I Cantori, o Guerrieri della Luce”, che segue, spiega al lettore le aspirazioni della scrittrice per i monasteri: due ragazze del coro della chiesa, che cantano a cappella per il Patriarca di tutta la Russia Alessio II durante la divina liturgia nella cattedrale principale del paese, si pongono domande per niente infantili, perché “alla mente curiosa non bastavano già i libri di testo e delle risposte evasive dei preti”, ma trovano risposte diametralmente opposte.
“– Sai, ultimamente ho pensato a Dio, mi sono fatta delle domande e… non riesco a trovare risposte. <…> Mi sento bene in chiesa, la mia anima è calma lì. Ma a volte mi sembra che Dio non esista, e che non ci sia niente dopo la morte.
— Dai! Sento spesso i miei genitori venire a trovarmi. Non li vedo, ma so che sono proprio qui, molto vicini. E mi visitano anche nei sogni! La vita non finisce con un funerale! È solo che nessuno è in grado di contenere nemmeno una Galassia, di conoscerne la struttura ed il disegno. Che Grande Potenza governa l’Universo! Pensi che siamo nati per morire? Incredibile! Immagina: una persona ti parla, pensa, ragiona, e d’improvviso, in un secondo, è morta. Dov’è finito il suo Sé pensante, la sua coscienza? No, Ella, non voglio credere che la coscienza sia svanita per sempre. Non può essere, non tutto scompare con il corpo fisico. Dio esiste, almeno perché me lo sento così.
— Beh, perché Dio manda guai alla gente? Perché ti ha portato via i genitori?
— Come fai a sapere chi manda guai e chi mi ha portato via i genitori? – Alla si rabbuiò. – Probabilmente è stato il Diavolo!
— Quindi, a quanto pare, il Diavolo è più forte di Dio, – sospirò Ella.”
Alessandra Kriuchkova è una vera filosofa della letteratura, prende il lettore per mano coraggiosamente e lo conduce al culmine della lotta tra il Bene e il Male non in un luogo qualsiasi, ma nella diocesi di Dio stesso.
“– Mi convinco sempre di più che Lui non esiste. Oggi, per esempio, sono stati uccisi dei garofani innocenti, e Dio non ha nemmeno opposto resistenza. A proposito, questo è successo nella Sua eparchia, o meglio dire, nella Sua stessa casa, in chiesa!
— La Chiesa chiama tutti a fare il bene, a perdonare e ad amare il prossimo, non a parole, ma con le azioni. Dio è tutto ciò che è buono e perfetto, raccolto in un insieme. Aspirare a Dio significa migliorare se stessi, così il nostro mondo cambierà automaticamente in meglio. No? Tuttavia, le persone vedono macchie in tutti gli altri, tranne che in se stesse. <…> La fede è il filo conduttore e la speranza è il bastone. È più difficile camminare senza il bastone. E senza fede è facile perdersi per strada.
— Belle parole! Ma sono lontane dalla verità della vita.”
Alla, che difende il trionfo delle Forze della Luce nelle dispute con la sua amica, perde non solo l’amica, che muore prematuramente a causa delle molestie del patrigno, ma anche il posto promesso nel coro degli adulti, dato che viene assegnato alla figlia “muta” del sacerdote.
È sorprendente che Alessandra non prenda posizione nelle dispute dei personaggi principali, ma la frase finale della scena in cui tutti loro, per vari motivi, trasferiti in un altro mondo, vengono classificati tra i guerrieri della Luce, testimonia la fede incrollabile nel trionfo della giustizia: “Ciao, guerrieri della Luce! Le Forze Oscure non dormono! Non rilassiamoci per non lasciare la gente dire che il Diavolo è più forte di Dio! Quindi, eccovi i nostri compiti per oggi…”
“A Natale sul ponte Kuznetsky” è affascinante e in parte umoristico, grazie al grottesco: la scrittrice sembra destreggiarsi tra palline di Natale contrastanti sullo sfondo del ripetuto scenario del ponte Kuznetsky e del ritornello del Natale che lo percorre. Le anime incarnate non solo non ricordano i loro accordi prima dell’incarnazione, ma negano anche completamente l’esistenza dell’Aldilà.
“– Ascolta, che fantasmi, Alice? – rise Basilio. – Non c’è niente, tranne il qui ed ora! Ho studiato molta letteratura in tutti gli ambiti correlati! Non hanno trovato né Dio né il Diavolo!”
È interessante che il tema della partenza per un monastero venga qui resuscitato già con inevitabilità e suoni come la campana a martello della penultima incarnazione, nonostante che “Natale” sia forse la storia più sensuale della scrittrice che canta un’Altra Realtà.
“– Dio, che bellezza! Immagina! Tutto ha un corpo solido!!! Non una sorta di visualizzazione o ologramma, come facciamo noi!
<…> Entrammo nella stanza, Basilio accese la luce fioca e finalmente crollammo in un ampio letto… dieci anni dopo. Chi l’avrebbe mai detto! <…> Il sesso dopo una certa età è come sentirsi a casa, non c’è nulla di sconosciuto e timido, e non c’è bisogno di stabilire record per il Guinness dei primati, ci si accetta per quello che si è, semplicemente godendosi il fatto che siate entrambi vivi e sani, insieme qui ed ora, e che possiate non solo essere teneri, ma anche parlare apertamente. <.>
— Andrò in un convento e pregherò per persone come te! E poi ci incontreremo a Natale sul ponte Kuznetsky, già come fantasmi! E ti vergognerai di non credere in noi stessi!”
Più in alto sui gradini della Scala verso il Paradiso, sempre più vicino si avvicina l’epilogo. “Il Tempio, o Quando le fate muoiono” è una fiaba per adulti sul tentativo di una fata di riscrivere il destino di un uomo d’affari convinto da un rappresentante delle Forze Oscure a demolire il tempio per costruire un casinò. Sapete quando muoiono le fate? Alessandra Kriuchkova, sorprendentemente, riesce brillantemente a descrivere l’esistenza terrena dal punto di vista di un essere celeste, come se vivesse lei stessa in un’Altra Realtà o fosse la stessa fata inviata nel nostro mondo per combattere le Forze Oscure.
L’ultimo racconto, “È ora di andare in vacanza sul Monte Athos”, è il più misterioso, profondamente triste e non più terreno. Ma è in questo racconto che la sete d’amore terreno raggiunge livelli estremi, poiché alla protagonista non resta che recarsi in un monastero sul Monte Athos come ultima incarnazione di tutti coloro che non hanno più diritto all’amore terreno!
“Tutto ciò che esiste sulla Terra appare in Cielo sotto forma di ologrammi, ma è impossibile materializzare un corpo fisico per percepirsi a vicenda. <…> Lui finge di poter avverarsi la favola, ed io fingo di crederci. <…> Improvvisamente mi sono sentita così sola! Quasi nessuno sulla Terra può immaginare cosa significa essere un Guerriero della Luce! <…> L’oscurità si stava infittendo.”
È impressionante che Kriuchkova riesca, con una miniatura (!) su “vacanze” e “viaggi d’affari” sulla Terra, in modo espediente e coordinato con le Forze Superiori, “un frammento di una partita a scacchi di un torneo durato diversi millenni”, a raccontare la struttura dell’Universo, a capovolgere di 180 gradi la visione stereotipata della vita umana e a permettere al lettore di guardarsi da un’altezza dove “gli arrabbiati non ci mettono radici”.
“‘Dormirai nell’Aldilà!’ disse mia nonna, ma si era sbagliata. Si può smaltire la stanchezza solo dormendo sulla Terra!”
I libri di Alessandra Kriuchkova hanno un effetto magico su di me: i dialoghi banali dei personaggi fantastici attenuano la coscienza agitata, e si penetra nel tessuto narrativo, nella sua Altra Realtà, diventando complici di ciò che sta accadendo a tal punto che, quando i personaggi ti raccontano con calma l’impossibile, come se fosse ordinario, credi davvero nella reale possibilità dell’impossibile. La portata universale della scrittrice e lo stile cinematografico della scrittura ci permettono di vagare per le strade della Parigi moderna, ma allo stesso tempo di osservare la costruzione della Torre di Babele e di vedere le rovine di Cartagine, dove l’antico oracolo esamina pensierosamente uno smartphone che tiene in mano, ben sapendo che non è necessario alcun dispositivo tecnico per predizioni miracolose. Alessandra Kriuchkova è una scrittrice unica a modo suo, uno dei classici viventi della letteratura moderna, le cui opere ricordano le preghiere per l’invio di pioggia benedetta e le ali bianche di un angelo custode invisibile, distese su un uomo (o addirittura sull’umanità?!). Tuttavia, la portata di molti scrittori talentuosi e fuori dagli schemi semplicemente non viene notata nella massa degli autori medi, e alcuni non vogliono notarla, perché tutto ciò che li circonda, a prescindere dal loro livello di talento, è il nutriente krill delle balene editoriali. Eppure, la speranza del trionfo della giustizia è l’ultima a morire!
Peter Guldedava,
Scrittore Onorario dell’Unione degli Scrittori di Russia, membro dell’Accademia di Letteratura Russa, Capo Unione Letteraria “Lo Sguardo Fresco”
La rivista “Futurum Art” n. 1 (54), 2023
https://futurum-art.ru/archiv/nomer.php?id_pub=32997
https://reading-hall.ru/publication.php?id=32997
M. Zamotina: “‘I sogni della Vecchia Lanterna’. Fiabe gentili e sagge”
“Ognuno ha la sua casa qui, ma bisogna trovarla
attraversando il Paese delle Nebbie”.
Alessandra Kriuchkova
Si dice che tutti amano le fiabe, sia bambini che adulti. Probabilmente perché questo genere è speciale e magico. Nelle fiabe sono possibili le trasformazioni e le trasfigurazioni più incredibili, i personaggi sono in grado di muoversi in qualsiasi mondo esistente e inesistente, la finzione è inseparabile dalla realtà.
Oggi ci sono molte fiabe. Sia nelle librerie che nelle biblioteche digitali. Naturalmente, nel nuovo secolo, sono comparse nuove caratteristiche nella tradizione fiabesca russa. “Quali sono?” – si chiederà il lettore. Cosa può essere cambiato in una fiaba? Dopotutto, la fiaba è un genere antico, che tutti capiscono. Tuttavia, allo stesso tempo, oggi assistiamo a nuove tecniche stilistiche, nuovi soggetti e ad una rilevanza particolarmente acuta.
Le storie di Alessandra Kriuchkova, prima di tutto, si distinguono per un’intonazione confidenziale. La scrittrice non sembra inventare nulla, non fantastica, non mente. Non esiste il Paese dei Sogni? O quello delle Nebbie? Certo che esistono. Lo sappiamo per certo. Perché? Perché Alessandra parla a noi, lettori, come se fossimo suoi amici intimi. Ci fidiamo di lei, e questo ci mette in contatto con i suoi personaggi.
Ogni opera letteraria, come quella musicale, ha una sua tonalità. E anche le fiabe di Alessandra Kriuchkova ce l’hanno. Ma la tonalità, così come la musica, deve essere ascoltata. Non ho dubbi che ogni lettore la capirà subito, fin dalle prime righe.
“Un soffice ramo di salice sonnecchiava in un vaso veneziano sul davanzale della finestra, quando una delicata Farfalla apparve su di esso..” (“Il Sogno della Vecchia Lanterna”)
Mentre “Una Scala verso il Cielo” inizia e suona in modo completamente diverso:
“Olesya attendeva con ansia la sua festa preferita, il Capodanno, e come se fosse una festa nuova, in modo che le cambiasse radicalmente la vita. La ragazza era malata da molto tempo, ma i medici le assicuravano che stava per guarire. E come regalo per la festa, come sempre, voleva ricevere un libro sulle stelle…”
Per me, una fiaba è, prima di tutto, uno stato d’animo. Il libro di Alessandra è splendidamente illustrato da lei stessa. E se la parola e la visione della parola coincidono, allora è uno stato d’animo speciale! Alessandra Kriuchkova, sia come scrittrice che come artista, non è meticolosa nei dettagli, il suo mondo è luminoso, elegante, gentile e molto semplice nella percezione. Questo è incredibile! I suoi quadri sono luminosi ed eleganti. Allegri e gentili. E così comprensibili! Allo stesso tempo, le fiabe di Alessandra non possono essere definite tele colorate e statiche. Tutto in esse è in movimento. Nel movimento dei pensieri e dei sogni.
È molto importante che i nuovi mondi fiabeschi di Alessandra Kriuchkova, e ce ne sono alcuni in questo libro, siano accessibili a noi lettori. Così come ai suoi personaggi. E non ci chiediamo nemmeno perché ciò che è apparentemente incompatibile nel tempo e nello spazio sia percepito facilmente e naturalmente, poiché Alessandra padroneggia perfettamente le leggi del genere, nelle sue fiabe l’atmosfera di un miracolo ordinario non si oppone alla geografia autentica.
“Il compleanno è una festa triste. È un bene che non capiti molto spesso. Gli ospiti, ripetendo gli stessi auguri di anno in anno, se n’erano già andati. Tuttavia, quella volta Pietro sentì qualcosa di sfuggente abbandonare la sua vita insieme agli ospiti, ma per sempre, e non poteva né fermare né far tornare quel qualcosa. Lasciò il ragazzo solo con l’enorme mondo degli adulti, così diverso da una fiaba, mentre l’orsacchiotto se ne stava annoiato nella poltrona, aspettando che Pietro gli prestasse attenzione, lo accarezzasse e dicesse qualcosa di gentile e affettuoso…” (“Un Addio all’infanzia”)
I personaggi di Alessandra Kriuchkova vivono miracolosamente nella natura. Come nella fiaba “Ninfea”, c’è il fiore stesso e due Ranocchi, il Piccolo e il Grande. Ci sono molti altri personaggi in questa fiaba, la storia inizia solo con una semplice domanda: “Perché sei triste, Ninfea?” È ancora più una parabola con elementi di fiaba.
Ad un lettore adulto, infatti, alcune fiabe possono sembrare parabole. Vedi il dizionario: “Una parabola è un breve racconto in forma allegorica, contenente un insegnamento morale (moralità)”. Vladimir Dal interpretò la parola “parabola” come “insegnamento tramite l’esempio”. Genere epico: una piccola opera narrativa di natura edificante, contenente un insegnamento religioso o morale in forma allegorica.
Forse, non solo “Ninfea”, ma anche “Lago incantato” e “Principe incantato” di Alessandra Kriuchkova possono essere considerati parabole.
Ma il mondo di un bambino è un mondo speciale. Lo sguardo di un bambino è fisso sulle piccole cose. Un bambino ha spesso un’irrefrenabile voglia di creare una fiaba partendo dalle proprie impressioni. “A che scopo?” – chiederà un adulto. E come rispondere? Tutto ciò che riguarda l’infanzia è favoloso. Ciò che per noi, adulti e persone istruite, è un trasferimento di significato, una metafora, un’allegoria, un insegnamento, per un bambino è solo una fiaba.
Il mondo delle fiabe creato da Alessandra Kriuchkova, e non importa chi lo attraversi, un lettore adulto o un bambino, cattura i cuori con saggezza e gentilezza. La natura della fiaba contiene la convenzionalità che ci aspettiamo, accettando i miracoli obbligatori, un attributo necessario del genere. Gnomi, troll, elfi, bacchette magiche che esistono nelle fiabe popolari di tutto il mondo sono familiari e incrollabili. La trama è tutta un’altra storia. Ci sono molte possibilità qui. E Alessandra le usa abilmente.
Le storie di Alessandra Kriuchkova sono molto simpatiche per la loro riverenza e benevolenza. A volte gli episodi delle sue fiabe risultano così realistici, così simili a ciò che accade oggi nella realtà, che vengono percepiti come storie con qualche aggiunta di trame fantastiche. Ad esempio, i personaggi del racconto “La Ragazza e il Gatto Nero” sono le proprietà umanizzate della nostra natura:
“Non tornarono mai più… Forse un giorno li incontrerai, due eterni vagabondi, la Ragazza e il Gatto Nero. Tuttavia, probabilmente hanno già raggiunto la Scala per il Paradiso e si sono uniti alla miriade di stelle che illuminano il tuo cammino…”
Alessandra Kriuchkova è una persona gentile, senza dubbio. E quanto ama i suoi personaggi! E capiamo perché! Sì, noto che la bontà e la fede nella felicità e nella giustizia sono tra le virtù scelte dalla scrittrice. E non impone la sua opinione, ma mostra i suoi personaggi con facilità e libertà nelle circostanze create per loro.
La scrittrice non è una pedante noiosa, ma una persona creativa che organizza con discrezione lo spazio delle collisioni della trama, i colpi di scena, le relazioni tra personaggi, oggetti, fenomeni, lo spazio dei sentimenti, la percezione diretta del mondo fiabesco.
“Comunque, lontano nel Cielo, i gabbiani notarono i contorni di una Città sconosciuta. Si chiesero, ‘Che Città è questa, non sulla Terra, ma nel Cielo?’ Non avevano mai visto una città del genere!” (“La Ragazza e il Mare”)
L’immutabilità della comprensione del bene e del male da parte della scrittrice è facilmente leggibile nelle fiabe di Alessandra Kriuchkova. Lei educa sia gli adulti che i giovani lettori alla capacità di riconoscere il mondo, a percepire la bellezza, ci insegna la fede in una vita buona, saggia e onesta.
“La Ragazza scomparve. Le Rocce non la vedevono più lì, in riva al Mare, al tramonto. Solo il libro lasciato dalla Ragazza su una pietra costiera ricordava loro la sua esistenza”. (“La Ragazza e il Mare”)
Una fiaba ci dà speranza. Se qualcosa non funziona per noi esattamente come in una fiaba, cerchiamo comunque di realizzare i nostri desideri, di far sì che i nostri sogni diventino realtà. A volte, la frenesia delle preoccupazioni e dei problemi quotidiani può farci sentire tristi e soli, e allora una fiaba ci viene in soccorso come un salvagente.
Una buona fiaba è anche un vero Pesce Rosso, e nell’autunno del 2022, a nome dell’Organizzazione della Città di Mosca dell’Unione degli Scrittori Russi, ho conferito ad Alessandra Kriuchkova il premio letterario “Pesce Rosso”, la medaglia “per la creazione di opere fantasy e fiabesche per bambini e adulti”, per il libro “I sogni della vecchia lanterna”.
I racconti di Alessandra sono intelligenti e senza compromessi. Le preziose qualità di gentilezza, armonia, fedeltà e onore presenti nei suoi racconti, così come la condanna del male e del tradimento, troveranno la loro strada verso i cuori di bambini e adulti non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo.
Marina Zamotina,
Onorevole Operaia della Cultura Russa, Membro del Consiglio Direttivo dell’Organizzazione della Città di Mosca dell’Unione degli Scrittori Russi, Segretaria Esecutiva delle associazioni creative di critici, autori di opere teatrali, letteratura per bambini e ragazzi.
Il giornale “Notizie letterarie”[3] n. 12 (210), 2022[4]
A. Karpenko: “Credi nei fantasmi?”
I racconti lirici di Alessandra Kriuchkova non lasciano nessuno indifferente. Raccontano la cosa più vulnerabile e fragile del destino umano: la formazione e il crollo di una relazione tra un uomo e una donna, i diversi volti della vita in questo e nell’Altro Mondo. I racconti di Kriuchkova sono piuttosto brevi, non più di due pagine, ma quante esperienze ricadono sui loro personaggi!
Alessandra usa l’effetto di un finale “poliziesco”: di regola, non tutto finisce come il lettore si aspetta. L’acrobazia drammaturgica di questi racconti sta nell’interrompere un’emozione e invertirne l’esito. Un esito così invertito a volte evoca nel lettore emozioni opposte e travolgenti.
Delle parti del libro sono scritte nello spirito dei thriller mistici di Edgar Allan Poe. Oggi i fantasmi, ovviamente, non compaiono negli antichi castelli gotici, ma, ad esempio, negli uffici alla moda di note aziende (il racconto “Una lettera”). Vedete, a loro, ai fantasmi, non importa assolutamente dove apparire. L’ambiente circostante non li interessa affatto. Come nelle opere dei secoli passati, sono spiritualmente legati ai luoghi in cui sono morti. Anche se, a dire il vero, preferisco le storie fuori dall’Aldilà: “Un pianoforte”, “Un nome da gatta”, “A domani”.
Senza eccezioni, tutti i racconti di Alessandra Kriuchkova sono scritti con un alto livello artistico di narrazione e drammaturgia.
La biografia creativa di Kryuchkova è piena di sorprese. Ha cominciato a scrivere poesie e prose all’età di 11 anni. E non solo ha cominciato, perché alcuni racconti, vedete le date sotto le storie, sono stati inclusi nel libro, che è l’argomento della mia nota. Questi racconti non solo sono stati inclusi nel libro, ma vi hanno preso il loro giusto posto. Le vecchie opere della bambina prodigio Kriuchkova, incluse nella sua raccolta, furono scritte dalla mano di un maestro, mentre si dice che non ci saranno più Lermontov a causa della presunta “lenta” maturazione della gioventù moderna. Tuttavia, non è così! Quando si leggono i racconti di Alessandra Kriuchkova, non si pensa nemmeno che siano stati scritti da un’adolescente.
Credo che una maturazione così precoce di Alessandra, come nel caso di Lermontov, sia causata dalla morte prematura di entrambi i genitori. La tragica orfanezza non poteva che influenzare la psiche della bambina. Nel caso di Alessandra Kriuchkova, si è trasferita in un genuino interesse per l’Aldilà. Il dramma della vita le ha penetrato presto nell’anima. Come nel caso di Lermontov, tutti sono venuti a conoscenza della prodigiosa Kriuchkova a posteriori, quando era già cresciuta ed era diventata una famosa poetessa.
Sebbene i racconti presentati nel libro siano stati scritti da Alessandra in giovane età, non hanno perso il loro valore originale nemmeno oggi. Eppure, è un peccato che il nostro Paese non si sia curato dei suoi brillanti bambini negli anni 90 del secolo scorso. E che i primi racconti di Alessandra Kriuchkova siano stati pubblicati solo due decenni dopo la loro stesura.
Alessandro Karpenko,
poeta e scrittore russo
Il giornale “POETOGRAD”[5] n. (113), 2014[6]
Grazie
a tutti i personaggi e ai prototipi di queste storie,
inclusi: numerosi fantasmi e tutti gli altri!
Dedico il mio libro ad ogni lettore!
Ed anche ai miei genitori, nonne, nonno e bisnonno,
mio figlio Andrey e la nostra gatta Josephine,
e a tutte le creature e le entità di luce!
https://reading-hall.ru/publication.php?id=32917
http://litiz.ru/archive/litiz_2023_3(213).pdf
https://reading-hall.ru/publication.php?id=32390
http://litiz.ru/archive/litiz_2022_12(210).pdf
https://www.reading-hall.ru/publication.php?id=9499
http://www.poetograd.ru/arch.html
http://litiz.ru/archive/litiz_2023_3(213).pdf
https://reading-hall.ru/publication.php?id=32917
http://litiz.ru/archive/litiz_2022_12(210).pdf
https://reading-hall.ru/publication.php?id=32390
http://www.poetograd.ru/arch.html
https://www.reading-hall.ru/publication.php?id=9499
RACCONTI DI FANTASMI
PROLOGO. Un’eccezione alla regola
Camminai a lungo in lontananza, in una fitta nebbia infinita, finché all’improvviso mi imbattei in un Uomo.
— Mi dispiace, – mi scusai, cercando di andare avanti, ma mi resi conto che c’era qualcuno anche lì.
— Dopo di me, – disse l’Uomo.
— Cosa intendi? – chiesi.
— La coda…
— Per cosa state facendo la coda?
— Ognuno per il suo.
— E quanto dobbiamo aspettare?
L’Uomo scrollò le spalle. La coda si mosse un po’ più avanti. Iniziai a distinguere delle voci.
— Sai cosa c’è lì? – chiesi.
— No, non lo so, – rispose l’Uomo con indifferenza. – Dicono che ci sia la Città del Sole oltre la nebbia. Tuttavia, non tutti possono raggiungerla.
— Sei dalla Città del Sole?
— Non credo, – sorrise l’Uomo. – Più probabilmente, dalla Prigione del Paese dei Sogni.
La coda si mosse un po’.
— Quindi, sei ateo? – supposi.
— Non più, – sospirò.
Improvvisamente, una Bambina di circa cinque anni emerse dalla nebbia. Corse tra noi e scomparve immediatamente.
— Anche i bambini sono in coda? – chiesi.
— Penso di sì, – rispose l’Uomo.
La Bambina emerse di nuovo dalla nebbia, ma dall’altra parte. Per un attimo si fermò accanto a noi e si voltò verso di me.
— C’è un gatto che mi aspetta lì! E chi ti aspetta?
— Non lo so, – scrollai le spalle.
— Strano! – disse la Bambina pensierosa. – Ci deve essere qualcuno che ti aspetta! Se non ci fosse nessuno ad aspettarti, non saresti qui!
Sorrisi e la Bambina scomparve subito nella nebbia.
Presto raggiungemmo un falò sul ciglio della strada.
— Beh, possiamo rilassarci fino a domattina, – disse l’Uomo.
L’ombra di una Donna si staccò dal fuoco e si avvicinò a me ed all’Uomo.
— Unitevi a noi! – suggerì la Donna.
Io e l’Uomo ci sedemmo vicino al falò. Quante anime c’erano? Comunque, non riuscivo a contarle, la Signora Nebbia chiaramente non voleva che ci vedessimo.
— Cosa stanno gettando nel falò? Non c’è legna! – chiesi all’Uomo in un sussurro.
— Storie! – sorrise.
— E sicuramente ci racconterete anche le vostre, – sorrise la Donna, porgendo tazze di tè da un thermos a me ed al mio vicino.
— Perché… tè e thermos?! – chiesi all’Uomo, senza smettere di sorprendermi di ciò che stava accadendo, quando la Donna si allontanò nella nebbia.
— È più familiare, – rispose l’Uomo con calma, e nello stesso momento una triste voce femminile risuonò dalla nebbia.
— Mi ha detto: “A domani!” – la sentii e rimpiansi di non avere nulla con me per scrivere le storie gettate nel falò dai fantasmi quella notte, ma… se mai dovessi tornare…
***
All’improvviso sentii lo sguardo di qualcuno su di me. Mi voltai e vidi un Angelo.
— Ciao, – sussurrai. – Sei venuto a prendermi?
— Sì, – annuì.
— Le storie del falò continuano, – cercai di protestare, sentendomi a mio agio nella nebbia che nascondeva i volti dei narratori, e stavo per condividere la mia.
— Non ti arrabbiare! – sorrise l’Angelo leggendomi nel pensiero. – Il falò non si spegnerà ancora per molto tempo, e le storie si susseguiranno finché l’ultima anima non lascerà la Terra. Ora devi andare.
Guardai l’Uomo. Per qualche ragione, non volevo dirgli addio.
— Beh, vai, – mi diede una pacca sulla spalla. – Ti troverò più tardi…
— Nella Città del Sole o nel Paese dei Sogni?
— Dovunque sia scritto nelle Tavole, – sospirò l’Uomo.
L’Angelo mi tese la mano e ci allontanammo dal falò.
— Dove stiamo andando? – chiesi.
— Alla Cancelleria.
— E la coda? O…
— No… comunque, ogni regola ha le sue eccezioni.
Uscimmo bruscamente dalla nebbia e ci ritrovammo alla periferia della Città, inondati dal Sole, all’ingresso di un grattacielo. Notai diversi angeli che aggiravano la coda per accompagnare all’interno le anime da loro custodite. Li seguimmo. L’Angelo mi chiese di aspettarlo su una panchina vicino alla porta socchiusa dell’Aula di Tribunale, accanto ad altri come me che aspettavano qualcosa fuori turno.
— Che peccato, – sospirò il Bambino seduto alla mia destra.
— Peccato? Perché? – decisi di chiarire.
— Siamo qui e non lì, – rispose tristemente.
— Perché? – chiesi, non avendo capito cosa intendesse. – E dov’è “lì”?
— Voglio diventare un angelo, – sospirò di nuovo il Bambino. – “Lì” significa nella coda generale. E noi siamo qui… Non c’è quasi nessuna possibilità di diventare angeli da qui.
— Perché no? – chiesi, senza ancora capire nulla.
— Mia nonna diceva sempre che tutti i bambini che lasciano la Terra diventano angeli. Fuori dalla coda, vengono servite solo le eccezioni.
Una testa di demono spuntò dall’Aula.
— Dannazione! Di cosa diavolo state parlando?! State zitti entrambi, eccezioni! In questa Aula inizia la parte più interessante! E non riesco a sentire un bel niente a causa delle vostre chiacchiere!
— Mi dispiace tantissimo, – sussurrai in tono di scusa e mi avvicinai involontariamente alla porta socchiusa.
La Sonata della Luna stava suonando lì, le luci erano abbassate. Fermati in attesa, i giudici erano pronti ad ascoltare. La campana sinistra della Bilancia si inclinò quasi al limite, sebbene contenesse solo un rotolo di demoni giubilanti. Immagini della vita terrena di un’altra anima iniziarono a proiettarsi sullo schermo…
***
Quello udito nell’Aula era scioccante, ma…
— È ora di andare, – mi disse qualcheduno dietro.
Mi voltai e vidi il mio Angelo.
— Nell’Aula? – chiesi per chiarire.
— No, è ancora troppo presto, – sorrise. – Ogni cosa ha il suo Tempo.
— C’è del Tempo qui? – chiesi.
— Sì e no. Ogni cosa ha il suo Tempo. Inoltre, siamo nella Zona di Confine.
L’Angelo mi prese per la mano e tornammo indietro all’istante, nella nebbia, e riuscii a vedere un’altra coda!
L’Angelo mi lesse nel pensiero.
— Questa è una diversa, – rispose, – per coloro che scendono sulla Terra.
— Ma sono venuta da lì, vero?
— Sì e no. È stato deciso di Sopra che dovresti tornare urgentemente nel tuo corpo. Come eccezione alla regola.
— È per questo che mi hai fatto uscire dalla coda per la Cancelleria?
— Giusto!
— E quel Bambino che vuole diventare… un angelo, è anche lui un’eccezione?
— Sì, lo è anche lui…
— Quindi non diventerà un angelo. Peccato…
— Ogni cosa ha il suo Tempo, – ripeté l’Angelo.
Ci avvicinammo alla casa con la scritta “Dogana”. Allo sportello del Controllo Passaporti, notai un Corvo Nero che timbrava i passaporti di chi scendeva. Era interessante notare che coloro che erano in coda per la Terra differivano per densità e per età, e si poteva intuire la professione dall’abbigliamento dell’anima. Ce n’erano di tutti i tipi, in quella coda!
— Quindi è tutto predeterminato? – chiesi al mio Angelo.
— Non tutto, altrimenti che senso ha scendere? – sospirò ed aggiunse: – Aspettami qui! Devo concordare una cosa con il Guardiano di Frontiera.
Mi sedetti su una delle panchine lì vicino, circondata da diverse anime.
— Chiedo scusa, – mi rivolsi all’anima più vicina di distanza, – perché sei quasi trasparente mentre la maggior parte di quelli in coda sono abbastanza densi?
— Sembra che tu sia qui per la prima volta, – sospirò. – Sono un’anima inquieta, e loro vanno ad incarnarsi! Essendo attratti dalla Terra, torniamo indietro.
— Hai anche tu un passaporto?
— Certo.
— Hai bisogno di un visto per la Terra?
— Certo.
— Ma perché? – rimasi sorpresa. – Perché torni?
